Come due ragazzini che hanno liltigato, ci stiamo reinnamorando.
Il pericolo di lasciarci dopo una vita insieme ha sbloccato tutta la situazione.
Una specie di miracolo.
Ci siamo detti che il matrimonio era finito, e istantaneamente abbiamo smesso di litigare, di affogare nell’incomprensione e nel silenzio.
E ci siamo ridetti “ti voglio bene” e “mi manchi”.
E abbiamo concordato che sarebbe bello considerarci “fidanzati in casa”, o se si preferisce coppia convivente.
E tutto è rifiorito.
Non credo ai miei occhi, ma il cuore dice che ho ragione.
Tutto ricomincia.
E a 51 anni mi sento di colpo più giovane.
Che bello, che bello, che bello!
)
Cari saluti a te e a Datimoglie
Commento di valeria — 25 aprile 2010 @ 10:44
Grazie Valeria. Essì, è proprio bello.
Commento di datiefatti — 25 aprile 2010 @ 13:26
quando ti togli il peso dei ruoli
ti risenti libero e leggero
e ti accorgi di nuovo di cosa senti
i ruoli sono come un’armatura che opprime
sono creati dall’inerzia che vince con l’abitudine
sullo stupore
ciao datifamiglia
Commento di rosellina970 — 28 aprile 2010 @ 00:20
“Non si comunica tra ruoli, ma tra persone”: questa lezione di un mio vecchio maestro, di tanti anni fa, l’ho davvero compresa solo adesso.
Grazie Rosellina di essere passata.
Commento di datiefatti — 28 aprile 2010 @ 01:52
Non so che dire. Lo sai che mi mancano tutte le parole?
No, non avevo letto, perchè dentro al marasma che paventavi tu un post fa io ci sono ancora. E ora invece la parole mi vengono tutte insieme! Non è vero che una moglie che resta a casa ha il compito facilitato, ti assicuro che non è vero. E non è vero che dopo che sono trascorsi 6 mesi e provi a riallacciare il discorso e ti senti dire di no, perchè la nuova vita da single ha evidenziato il lato positivo di poter tornare a fare il ragazzino a 40 anni, riesci in qualche modo a fartene una ragione e a dire “farò lo stesso!”. Non è vero, perchè quando due persone che sono state insieme per molto tempo, se lo hanno fatto in modo autentico e senza bugie di fondo, senza inganni o tornaconto personali, quando si lasciano stanno male entrambi. Occorre aver mentito a se stessi e all altro/altra per riuscire a cavarsela. Invece chi si immagina cosa sia la vita da soli, con i problemi che hanno portato alla separazione più il senso di solitudine e di fallimento, se ne guarda bene dal dare ascolto ai fantomatici terapeuti, che tanto pigliano soldi comunque. No, io sono dell’idea che le cose si affrontano, sempre, sono dell’idea che l’unica cosa che salva è parlare apertamente e sinceramente, senza viziare il dialogo con sottintesi e con cose date per assodate, non c’è nulla di assodato quando due stanno insieme da oltre 20 anni, sembra assurdo ma è proprio così.
Bisogna ripartire dal basso, dalle cose che c’erano all’inizio, dalla paura di sbagliare o di ferire che c’era all’inizio, dalla cautela, dalle tenerezze, dalle cose piccole e inutili, senza guardare quel che manca, ma tenendo stretto tra le mani quel che c’è. Questo mi ha lasciato il corso prematrimoniale, solo questo. Io ho perso anche il matrimonio, ho perso la speranza di tornare ad essere felice, ho perso il dialogo, ho perso la fiducia, ho visto mio marito sotto un’altra luce, l’ho visto rabbioso nei miei confronti che gli chiedevo di tornare a casa, l’ho visto aggressivo nei confronti di chi gli chiedeva di affrontare le cose anzichè sfuggirle. La realtà che nessun terapeuta dice è che la separazione è facile e fa comodo a tutti: a lui, all’avvocato, alla società, ai preti che possono autoflagellarsi e raccontarsi che gli uomini non seguono la legge di Dio, quando invece neppure loro sono lì a sorreggere chi chiede aiuto, fa bene ai produttori di antidepressivi, fa bene alla grande distribuzione, che ha inventato le porzioni per single anzichè le confezioni famiglia… la raltà è che la strada difficile non la piglia nessuno e viviamo tutti in un “epoca delle passioni tristi”.
Se vuoi, fai leggere il mio commento a tua moglie, dille che io sono qui che piango mentre scrivo, perchè se potessi tornare indietro lo farei centomiliardi di volte e farei le cose in modo diverso. Dille che basta chiedersi dentro se siamo noi a stare male o è l’altra persona a farci stare male e che se la risposta è la prima bisogna chiedere aiuto il più possibile, senza mai lasciare che ciò che viene da fuori guasti il buono che è dentro. In due siamo più forti piuttosto che da soli, per eliminare qualunque problema. Se la risposta è la seconda invece, occorre affrontare quelle cose che ci fanno male nell altro/altra, fino a trovare un nuovo equilibrio per entrambi, ma non è detto che questo passi necessariamente dalla separazione: anche se due persone non possono essere più amanti, possono essere comunque alleati per un bene superiore che non sono i figli, ma l’integrità di tutta la famiglia intera, questo è quel che porterà stabilità per tutti.
La separazione aumenta i costi e con quelli i problemi, aumenta il divario, le distanze, diminuisce il dialogo… non si parla più di noi, si parla solo delle cose da fare o da comprare o da pagare o da rimborsare. E’ questa la vera pena, la vera vita deprimente, non quella di coppia. La vita di chi resta comunque solo con una ferita gigante dentro, una cosa che non si rimarginerà mai, che quando vai fuori con le amiche dopo un sacco di tempo da sola e cerchi di convincerti che sei ancora giovane, che ce la puoi fare a rifarti una vita, la tua ferita dentro inizia a sanguinare, non appena il primo ragazzotto trentenne e aitante ti rivolge attenzione. Ecco me lo ricordo bene quel momento, questo non te lo dice il terapeuta, non ti dice mai che dopo che hai fatto l’amore con il ragazzotto di turno e ti rendi conto che lui manco ci pensa a condividere la sua vita piena di prospettive con te che sei piena di problemi, con i figli e con un ex marito che non si separerà mai definitivamente da te… ecco, dopo la prima volta (almeno per me è stato così), ci metti una croce sopra, ti rendi conto che concederti, abbandonare le difese per un attimo è stato così costoso e così poco soddisfacente che la felicità sembrerà inarrivabile da quel momento in poi. E non è questione di trovare quello giusto, dopo che hai rotto con il tuo uomo di 20 anni, con il quale credevi fosse stato costruito il succo della tua vita, non c’è nessun’altro con cui hai voglia di rischiare. Questo non lo dice mai nessuno, ma se si chiede a 100 donne diranno la stessa cosa, e 100 uomini probabilmente qualcosa di simile. Prendetevi i vostri spazi, coltivate i vostri interessi, sia separatamente che insieme, ma non vi separate.
Quando due stanno insieme per oltre 20 anni non è abitudine. NO! chi lo dice mente a se stesso e alla coppia che ha di fronte.
Commento di Pat — 1 giugno 2010 @ 09:04
Alla faccia della mancanza di parole…:-)))
Il tuo commento, appassionato e struggente, richiama alla mia memoria il fresco e doloroso ricordo della separazione, che ho vissuto sia pure per pochissimo tempo.
Sulle donne, mica volevo generalizzare. Parlavo del mio caso, e di casi analoghi al mio: il caso in cui lei, praticamente, ti butta fuori di casa e tu non te lo sai spiegare, almeno non fino in fondo. La vedi piena di rabbia e rancore e non capisci perché, ti senti rifiutato, perdi tutto.
Tutto qua. Lo so che lasciare è (quasi) duro quanto essere lasciati, e mi dispiace sentire che tu sei ancora in lutto.
Vorrei davvero poterti confortare, ma mi rendo conto che le mie parole sembrerebbero vuote, pronunciate dall’alto del mio matrimonio “salvato”.
Detesto, tra l’altro, le rubriche del cuore… Non sono Natalia Aspesi, non ho risposte da darti. So solo che hai detto cose vere, autentiche. E penso che una persona che riesce ad affrontare questa sofferenza come tu stai facendo, merita il premio di uscirne e – come tu dici – rifarsi una vita.
Un abbraccio.
Commento di datiefatti — 1 giugno 2010 @ 15:43