Ecco, tanto per cominciare, io mi occupo di risorse umane.
A dire la verità, anche a me, come uomo prima ancora che come consulente, l’espressione “Risorse Umane” ha sempre dato fastidio. Capisco e condivido lo sforzo retrostante a questo termine: era ed è il tentativo di vedere le persone non come problemi ma come opportunità, il collaboratore non come antagonista ma come risorsa.
Ma pur apprezzando l’intento, non ho mai perso l’impressione che si tratti di un termine, in fondo, fuorviante. Col passare degli anni, accumulando esperienze e osservando la realtà dal vivo, ho sentito il bisogno di dar voce a un profondo senso di disagio – infatti ci ho anche scritto un libro.
Sentire un capo riferirsi a un collaboratore chiamandolo “la risorsa”, magari in riunione con i suoi colleghi manager, mi fa sempre sobbalzare, e mi verrebbe quasi da interromperlo, sbottando: “Quale risorsa? Quella è una persona, accidenti. Ma cosa dice, come si permette? Ma come parla? Le parole sono importanti! Cosa direbbe lei, se qualcuno la definisse una risorsa? Sa cosa le dico? Risorsa sarà lei!”
In altri termini, la stessa espressione contiene in sé un vizio d’origine, aggravato poi dall’uso che in molti casi ne è stato fatto. Questo vizio, questo peccato originale, a mio avviso è proprio nella parola “risorsa”. Le risorse si usano, e se il verbo usare è applicato a una persona, allora è inevitabile che assuma un connotato negativo.
E loro, quelli che, sentendoci tanto democratici chiamiamo “Risorse Umane” (“oh, come siamo illuminati!”), si sentono proprio così: usati, con buona pace di tutti i bei discorsi che il Direttore del personale, anzi l’HR Director, può fare dal palco della convention annuale. Nonostante tutto, però, sentivo, sento, che l’espressione Risorse Umane contiene – a volerla vedere – un’intuizione. E l’intuizione profonda, appropriata, positiva e persino esteticamente bella richiede solo uno spostamento semantico. Infatti, sarebbe sufficiente smettere di chiamare Risorse gli umani, ed utilizzare questo termine per definire ciò che hanno di più prezioso per sé e per gli altri, azienda compresa: le loro intelligenze. Se chiamiamo “risorse umane” le facoltà intellettive di un individuo, anziché chiamare lui “risorsa”, allora tutto quadra. Cosa ne dite, chiedo troppo?
Risorsa = forza lavoro
insomma…
Bello lo spostamento semantico del termine sulle capacità intellettive e non sulla persona.
Benvenuto anche tu su WordPress!
Rosy ancora splinderiana a metà
Commento di rosalbas — 28 ottobre 2009 @ 14:50
Grazie per la visita, Rosalba, e per il commento.
Scusa, ma cosa intendi dire con quell’”insomma…”?
Commento di datiefatti — 28 ottobre 2009 @ 15:17
Insomma sta per dire che spesso, in alcune realtà lavorative, la risorsa umana è considerata una mera forza lavoro, anzicchè un’opportunità, una risorsa intellettiva, ecco tutto.
Spero di essere stata più chiara adesso!
Commento di rosalbas — 28 ottobre 2009 @ 15:49
Ah, ecco: beh, è la stessa cosa che intedevo io!
Commento di datiefatti — 28 ottobre 2009 @ 15:50
“Risorsa umana” è un termine novecentesco, che tenta di allontanarsi dalla reificazione senza riuscirci.
)
Siamo ancora nei dintorni e non credo basti uno spostamento di piano semantico.
Mi pare di ricordare che questo è un argomento a te caro.
Bene, andiamo avanti, tra grida e sussurri
prosit!
Commento di valeria — 28 ottobre 2009 @ 19:54
Certo, è vero, non è solo un fatto semantico. Di norma esiste una relazione causale chiusa, un loop di rinforzo tra l’efficacia di un termine e la finalità del suo conio. Nel caso di Risorsa umana c’è stata una curiosa eterogenesi dei fini: nata come espressione “politically correct”, ha finito col malcelare lo sfruttamento, e ciò ne sta decretando l’obsolescenza.
Sono del parere che lo spostamento semantico non basti (in realtà vorrei che significasse uno spostamento di mentalità), ma se non altro restituirebbe al termine in questione un significato più credibile.
PS valeria, con quale diverso nick ti conosco?
Commento di datiefatti — 29 ottobre 2009 @ 07:17
astime
Commento di valeria — 29 ottobre 2009 @ 17:23
AAAAHHHHHH !!!!!!!!!
Benvenuta!!!!!!!!!!!
Commento di datiefatti — 29 ottobre 2009 @ 17:43
Risorse umane? A me viene sempre in mente il bellissimo, dolorosissimo film omonimo di Cantet.
Anche nel mio ente (pubblico) è diventata una etichetta per definire il personale, ma anche per dare una impressione di “managerialità” che mal si addice a quella mentalità ancora ferma alla logica dell’ [e per] adempimento formale, tipica dei dirigenti pubblici. Quelli che andrebbero riformati per davvero, altro che i giochetti di prestigio di Brunetta…..l’ultimo che ci provò fu Bassanini, e si vede che fine ha fatto [vabbè, scusa la digressione...]
Commento di masso — 30 ottobre 2009 @ 10:15
Digressione? Pertinentissima direi. Tra l’alro non immaginavo che anche nel settore pubblico si fosse infiltrata l’ipocrisia aziendalese…
Commento di datiefatti — 30 ottobre 2009 @ 10:35
In ambito medico lo stesso problema si ha quando consideri il malato un portatore di una malattia e non una persona che ha bisogno d’aiuto. E’ pieno di risorse che lo aiuterebbero a guarire, ma in tal caso verrebbe meno l’importanza delle risorse del medico e della medicina. Il tutto accade perchè ci si blocca sui particolari e non si considera la globalità delle cose, come la globalità delle risorse che potrebbero collaborare al fine comune della guarigione.
In ambito scolastico le risorse che porta l’alunno sono spesso ritenute dannose o inutili dall’insegnante che si limita invece, nell’uso delle proprie risorse personali di individuo, e si affida al consumo delle risporse pubbliche sottoforma di fotocopie di schede cretine da far compilare a suon di crocette: il risultato è uno spreco generalizzato di risorse mentali da entrambe le parti.
In ambito sociale le risorse costituite dalla pluralità degli individui vengono spesso oscurate da risorse di tipo più volatile come il denaro, per quanto necessario, riesce a deteriorare il valore vero delle cose in favore di un valore codificato e decodificato male.
Dal punto di vista etimologico risorsa deriva da RE-EX-SORTIRE… che sia di buon auspicio per uscire da uno stereotipo negativo che nell’azienda mostra solo la punta dell’iceberg?
Commento di vivo un morire — 1 novembre 2009 @ 19:28